Cosa sono gli sconfinamenti?
Le guerre hanno conseguenze di vario tipo: maggiori per i paesi coinvolti direttamente, minori per quelli coinvolti indirettamente. La differenza è alquanto ovvia e dipende dal fatto che la guerra si combatte sul territorio dei contendenti. Alle volte però, gli eventi di guerra sconfinano coinvolgendo paesi che supportano una delle due parti o anche quelli che sono spettatori terzi. Nel secondo caso, il paese spettatore deciderà come rispondere a tali eventi e se prendere una posizione sulla guerra. Nel primo caso, le conseguenze e le implicazioni sono maggiori: responsabilità del supportato, continuazione del supporto, incremento del ruolo, giustificazione politica, propagazione dell’informazione, misure aggiuntive di sicurezza, et cetera. Insomma, a parte il caso, l’avvenimento di tali eventi di guerra deve essere analizzato e gestito in modo tale da perseguire gli interessi nazionali, minimizzando le possibilità di un nuovo evento simile e indirizzando le proprie scelte future.
Di che tipo sono tali sconfinamenti?
Dall’inizio della guerra, il 24 febbraio 2022, il maggiore campo di battaglia è stato naturalmente il territorio ucraino, occupato in particolare nella parte sud-est del paese. Inizialmente, i vari paesi che supportavano la difesa ucraina hanno offerto sistemi d’arma con varie limitazioni, tra cui per esempio il solo uso difensivo sul territorio ucraino e non offensivo in territorio russo senza previa autorizzazione. L’Unione Europea ha posto una serie di pacchetti di sanzioni economiche per indebolire le finanze russe e rendere più difficile il sostentamento della guerra. La sostituzione delle fonti energetiche dei vari paesi europei è stata anch’essa un modo per limitare la capacità russa di finanziamento della guerra. Il supporto europeo è stato quindi di tipo monetario, finanziario, materiale e sociale. Inoltre, vari paesi hanno anche offerto addestramento militare ai soldati ucraini, ma ad oggi si è sempre escluso il coinvolgimento militare sul campo di battaglia.
L’Ucraina ha anch’essa perseguito vie ulteriori per l’indebolimento del nemico, con operazioni non solamente sul campo di battaglia ma ulteriori altrove per l’incremento delle possibilità di vittoria. Tra queste vi sono: danni infrastrutturali, sabotaggi, terrore, attentati, incitamento alla rivolta ed alla disobbedienza popolare, espansione del fronte di guerra, isolamento politico internazionale. Finché tali operazioni sono state perpetrate in territorio russo, le conseguenze hanno riguardato perlopiù i due paesi in guerra. Il problema si pone invece quando alcuni degli interessi russi da colpire siano in comune con quelli di paesi europei, che pur supportando l’Ucraina non accettano di rinunciarvi. Tali operazioni vanno quindi a colpire anche un interesse europeo, ancor di più se tali vengono eseguite non in territorio russo ma in territorio europeo, con danni materiali, politici, sociali ed ulteriori da sopportare.
Quali sono gli sconfinamenti ucraini?
La lista è sicuramente non esaustiva, poiché molti degli eventi sono stati solo localmente documentati, senza arrivare alla stampa internazionale.
10/3/2022 Zagabria (Croazia): un drone di ricognizione sovietico senza pilota (Tupolev Tu-141) si è schiantato nel centro di Zagabria. Il velivolo è stato usato dall’Ucraina per operazioni contro gli aeroporti militari di Dyagilevo ed Engels-2, ma il ministro della difesa ucraino Oleksii Reznikov ha respinto la responsabilità dell’evento, criticando invece la mancanza di intervento NATO per la sua intercettazione (il veicolo ha infatti una gittata di 1000km, la distanza appunto da varie parti dell’Ucraina). Il segretario della NATO, Jens Stoltenberg, ha commentato che il drone era disarmato e l’evento non costituisce quindi un attacco. Il ministro dell’interno croato Davor Bozinovic ha rivelato invece che il drone aveva una bomba caricata con una polvere organica non convenzionale e che vari paesi NATO hanno reso le informazioni connesse all’evento un segreto di Stato. Il ministro ha inoltre criticato la stampa internazionale, che prima aveva addotto la responsabilità alla Russia e poi aveva minimizzato ponendo l’evento fuori dal centro di Zagabria. Le indagini hanno invece confermato la provenienza ucraina.
26/9/2022 Nordstream (Mar Baltico): Sabotaggio dei gasdotti 1 e 2 del Nordstream, che riforniva la Germania di gas russo, evitando il passaggio attraverso la Polonia o l’Ucraina. Quattro esplosioni avvenute a circa 80 metri di profondità, a largo dell'isola danese di Bornholm, hanno causato la fuoriuscita di circa 150 mila tonnellate di gas metano. La stampa internazionale ha per lungo tempo prospettato la responsabilità russa. Le investigazioni hanno invece portato a sospettare sabotatori ucraini, che hanno noleggiato uno yacht in Polonia per piazzare gli esplosivi. Il governo ucraino ha respinto il coinvolgimento, ma la complessità dell’operazione richiede informazioni di accesso limitato ed altre condizioni operative. Il proseguimento delle indagini hanno portato a identificare un ex-ufficiale ucraino, Serhii Kuznietsov sulla base dei documenti falsi utilizzati per il noleggio di uno yacht a Rostov in Germania. L’emanazione di un mandato di arresto europeo ha permesso di fermare l’uomo a Rimini, mentre era in vacanza con la famiglia. Una prima decisione di estradizione della Corte d’appello di Bologna è stata poi ribaltata dalla Corte di Cassazione. Le autorità polacche hanno fermato un altro sospetto, Volodymyr Zhuravlyov, rifiutando però l’estradizione verso la Germania poiché secondo il primo ministro Donald Tusk “tale azione non è nell’interesse polacco”.
15/11/2022 Przewodow (Polonia): un missile sovietico (S-300) ha colpito un deposito uccidendo due persone. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il missile russo ha colpito la Polonia, violando la sicurezza collettiva (art. 5 NATO) ed intensificando il livello del conflitto. L’investigazione ha identificato il missile come ucraino, lanciato per l’intercettazione di due missili russi passanti per la Polonia verso l’Ucraina ma mancando i bersagli. Il segretario NATO Jens Stoltenberg ha ribadito che la Russia porta comunque il peso dell’evento. La Polonia ha poi invocato l’art. 4 della NATO ed ha chiuso il gasdotto Druzhba, trasportante gas russo.
11/1/2025 TurkStream (Mar Nero): il ministero della difesa russo ha denunciato un attacco all’impianto di compressione Russkaya, che immette il gas russo nel gasdotto TurkStream e finisce nel territorio europeo della Turchia. Da qui si immette in Grecia nel Gasdotto Trans Adriatico, meglio conosciuto come TAP, insieme al gas proveniente dagli altri gasdotti che si collegano alla Turchia e distribuiscono il gas a vari paesi europei, tra cui l’Italia. Il fallito attacco pare costituito da nove droni ucraini, che abbiamo trattato in un altro approfondimento.
30/1/2025 Seacharm (Ceyhan, Turchia): la petroliera stava navigando attorno a Ceyhan, dove è presente un terminale di carico. La nave batteva bandiera delle Isole Marshall ed era operata da Thenamaris, un armatore greco. I sabotatori hanno usato mine magnetiche e a ventosa, simili a quelle ritrovate dalle indagini alla Seajewel. Perciò, si ipotizza a sabotatori ucraini, sebbene il governo non abbia preso le responsabilità dell’operazione. La nave aveva in passato caricato a Novorossijsk, motivo per cui era sospetta di far parte della cosiddetta flotta ombra con cui la Russia continua a vendere il petrolio nonostante le sanzioni europee. Ulteriori analisi del petrolio presente a bordo hanno invece rivelato che era di origine libica.
10/2/2025 Seajewel (Vado Ligure, Italia): la petroliera era attraccata a Vado Ligure, in provincia di Savona, dove sono presenti diversi terminali di scarico collegati alle raffinerie nell’entroterra. La nave batteva bandiera maltese ed era operata da Thenamaris, sospetta di far parte della flotta ombra russa di cui sopra. Le analisi del petrolio hanno invece rivelato origini algerine. Gli ordigni utilizzati sono di tipo militare e di difficile acquisto, con esplosivo al plastico ad alto potenziale e innesco a distanza. La pista convergeva sul 73° battaglione navale per le operazioni speciali ucraino, addestrato dalla marina americana. Le mine hanno squarciato la chiglia, ma fortunatamente solo uno dei due scafi per lo stoccaggio del greggio, scongiurando un disastro ambientale. I sospetti sono quindi su sabotatori ucraini, in una vicenda che abbiamo trattato in un altro approfondimento.
15/2/2025 GraceFerrum (Libia): la petroliera stava navigando al largo delle coste libiche, quando un’esplosione ha squarciato la chiglia e causato la nave ad imbarcare acqua. L’equipaggio ha dovuto evacuare la nave ed è stato soccorso. La nave batteva bandiera liberiana ed era operata da Cymare, un armatore cipriota. Fortunatamente l’esplosione non ha intaccato il secondo scafo contenente il greggio e la nave è stata in seguito recuperata, scongiurando l’ennesimo disastro ambientale. Anche in questo caso, gli ordini usati erano mine magnetiche con ovvi sospetti sull’identità del perpetratore.
27/6/2025 Vilamoura (Libia): la petroliera aveva appena lasciato il terminale di carico di Zuetina, non lontano da Benghasi, con oltre 160 milioni di litri di petrolio (un milione di barili). La nave batteva bandiera delle Isole Marshall ed era operata da TMS Tankers, un armatore greco. Come accaduto nei casi precedenti, la petroliera aveva caricato in precedenza in porti russi ed era quindi stata bersagliata dagli stessi sabotatori, che infatti hanno usato le medesime mine magnetiche. Tale evento ha evidenziato la presenza stabile di questi sabotatori nell’area mediterranea e soprattutto libica.
19/12/2025 Qendil (Grecia): la petroliera pareva essere vuota e si stava dirigendo al porto di carico, ma è stata colpita tra Creta e Malta da un drone aereo ucraino. La nave batteva bandiera omanita ed era operata da una società cinese. Dopo alcuni giorni alla deriva si è arenata tra gli scogli di Tenedos, nell’isola di Bozcaada, non lontano dallo stretto dei Dardanelli. Tale esempio è uno degli unici rivendicati dai servizi segreti ucraini, la SBU, dopo che uno dei suoi ufficiali aveva informato la stampa internazionale senza autorizzazione.
4/3/2026 Arctic Metagaz (Libia): la metaniera stava navigando nell’area tra la Libia e Malta, quando è stata colpita da un drone navale ucraino (Magura V5). Quest’ultimo è stato lanciato dalla base militare ucraina di Zawiya, non lontano dal terminale ENI di Mellitah, dove quale parte il gasdotto Greenstream che porta il gas libico a Gela, in Italia. La nave batteva bandiera russa ed era carica di 61 mila tonnellate di gas naturale liquefatto del produttore Novatek. I membri dell’equipaggio sono stati salvati dai servizi di soccorso russi, basati nella Libia orientale, e la marina maltese. Nonostante l’evidenza, l’Ucraina non ha confermato né smentito. Dopo l’attacco e l’evacuazione, la nave vagava senza controllo nel Mediterraneo arrivando fino a 44km dall’isola di Linosa in Sicilia. ENI e la NOC libica hanno gestito il rimorchio della nave: dopo un primo tentativo i cavi di trascinamento avevano ceduto, a causa anche del tempo atmosferico avverso, e la nave è tornata a vagare senza meta; la gasiera è stata finalmente ancorata al largo di Bengasi il 7 maggio 2026, due mesi dopo l’attacco. La dimensione di carico ha costituito un potenziale disastro ecologico in numerose occasioni, oltre che essere un dispendio per il recupero ed un ostacolo per tutte le altre navi che navigavano nell’area.
25/3/2026 Auvere (Estonia): la centrale elettrica vicina alla città di Narva, al confine con la Russia, è stata colpita da un drone. I cieli della regione sono recentemente attraversati da droni ucraini e russi, in ragione del terminale energetico nel porto di Ust-Luga. La Russia riporta di averne abbattuti almeno 400, non lontano da San Pietroburgo. L’evento è stato quindi recepito come attacco russo alle infrastrutture estoni, il cui governo da tempo si batte per l’aumento delle sanzioni alla Russia e di supporto all’Ucraina. Dopo l’evento è stata annunciata una zona di interdizione al volo per diverse ore, garantita dall’azione degli F-35 italiani della missione di sorveglianza baltica dispiegati nell’aeroporto militare di Amari, in Estonia.
29/3/2026 Energodar (Ucraina): le forze militari russe hanno occupato la centrale nucleare di Zaporizhzhia il 4 marzo 2022 ed hanno mantenuto il controllo ad oggi. In maniera costante, la stampa internazionale ha trattato gli eventi riguardanti la centrale nucleare paventando rischi derivanti dalla gestione russa e da presunti attacchi auto-causati per addossarne la responsabilità all’Ucraina. La gestione è stata quindi da allora gestita dalla Russia in coordinazione con IAEA, l’agenzia internazionale per l’energia atomica. In marzo 2026, un nuovo attacco è stato sferrato con un drone che si è schiantato nell’edificio delle turbine dell’unità 6 della centrale. L’Ucraina ha respinto le accuse, che sono state invece confermate da fonti sul campo dell’IAEA stessa. Sebbene la localizzazione della centrale nucleare in Ucraina, e quindi nella terra del conflitto, le conseguenze derivanti da danni alla centrale potrebbero riversarsi sul resto d'Europa, come successe esattamente quattro decenni fa nel 1986.
4/5/2026 Balkan Stream (Serbia): due pacchi di esplosivi con detonatori sono stati trovati dalle autorità serbe a Kanjiza, ad alcune centinaia di metri dal gasdotto che porta gas russo all’Ungheria. La notizia è stata data dal presidente serbo Aleksandar Vucic. Il portavoce del ministro degli esteri ucraino Heorhii Tykhyi ha respinto le accuse e dichiarando tale accusa come operazione russa per interferire nelle elezioni ungheresi.
7/5/2026 Rezeke (Lettonia): due droni si sono schiantati su un deposito di petrolio nell’est del paese, non lontano dal confine con la Russia, fortunatamente era vuoto. L’evento è stato pubblicizzato come un attacco russo per valutare le risposte delle unità dispiegate dalla NATO nella regione. Un mese dopo altri droni sono stati avvistati e intercettati da caccia francesi operanti nell’area. L’attacco russo è stato recepito internamente come un gravissimo precedente per il paese ed ha spinto il primo ministro della Lettonia, Evika Silina, a richiedere le dimissioni del ministro della difesa, Andris Spruds. Spruds si è dimesso il giorno stesso, ma ha contemporaneamente ritirato il proprio appoggio, causando una crisi di governo e nuove elezioni ad ottobre 2026. Le indagini hanno poi identificato che i droni schiantatisi su Rezeke erano ucraini, parte delle operazioni militari ucraine nell’area o provenienti da un’area differente ma aventi perso il controllo.
7/5/2026 Leucade (Grecia): un gruppo di pescatori ha ritrovato nelle coste del Mar Ionio un drone navale ucraino carico di esplosivo. Lo stesso pare aver perso la rotta per un malfunzionamento tecnico ed essersi arenato senza esplodere. Il ministro degli esteri greco, Georgios Gerapetritis, ha presentato una richiesta formale all’Ucraina, ai vertici europei, Kaja Kallas, e NATO, Mark Rutte. L’Ucraina ha inizialmente negato la propria responsabilità, adducendo che il drone operava in acque internazionali, ma offrendo poi scuse formali per l’accaduto.
16/5/2026 Arrhenius (Anversa, Belgio): la petroliera si è fermata per due giorni ad Anversa per poi riprendere il mare alla volta di Ust-Luga. Al suo arrivo, i controlli dei sommozzatori portuali hanno rivelato due mine magnetiche inesplose sulla chiglia da 7 kg di plastico l’una. Le richieste russe di spiegazioni non hanno trovato seguito in Belgio, dove il ministro degli esteri belga ed ufficiali NATO hanno respinto le accuse. Durante il periodo di attracco, il porto era in sciopero ed il personale presente molto ridotto.
20/5/2026 Vilnius (Lituania): un drone non identificato ha sorvolato i cieli lituani, abbattendosi infine a Samane, nel nord-est del paese. Nella sua traiettoria, ha sfiorato la capitale lituana di Vilnius, dando inizio ad una serie di comunicazioni da parte delle autorità militari ai cittadini di trovare rifugio. Allo stesso modo, i politici lituani sono stati scortati nei bunker sotterranei, dove il primo ministro Inga Ruginiene ha disposto l’apertura dei rifugi antiaerei ovunque nel paese per mettere al sicuro la popolazione dal continuo sconfinamento dei droni ucraini. Qualche giorno prima, il ministro della difesa lituano, Kestutis Budrys, aveva rilasciato un’intervista nella quale aveva dichiarato che “dobbiamo mostrare ai russi che siamo capaci di entrare nella loro piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi, se necessario, di distruggere le difese aeree russe e le basi missilistiche lì dispiegate”.
29/5/2026 Galati (Romania): un drone russo (Geran-2) si è schiantato contro un condominio, ferendo due persone. La Romania invoca l’art. 4 NATO per richiedere consultazioni circa la messa in sicurezza dei cieli. Il segretario NATO, Mark Rutte, ha dichiarato che l’episodio “mostra che le implicazioni della guerra illegale di aggressioni non si ferma ai confini”. Il presidente rumeno rivela poi che il drone potrebbe essere stato intercettato dall’Ucraina, motivo per cui si è schiantato su Galati dopo aver perso il controllo. Il primo ministro rumeno commenta invece in coordinamento con l’Ucraina, circa il fatto che qualsiasi responsabilità del drone sia da addurre in ogni caso alla Russia.
5/6/2026 Costanza (Romania): appena una settimana dalla caduta del drone aereo russo a Galati, un drone navale ucraino esplode di fianco ad un terminale di grano e petrolio a Costanza. L’Ucraina ha giustificato il fatto sulla base di una perdita di controllo a causa di interferenze elettromagnetiche russe. Oltre al drone arrivato al porto, gli Ucraini avevano perso il controllo di altri tre droni navali. L’operazione era diretta ad un gruppo di navi mercantili nell’area del Mare d’Azov, dove uno dei droni ha colpito una nave uccidendo 5 membri dell’equipaggio, provenienti dall’Azerbaigian. Il ministro degli esteri, Radu Miruta, ha invece richiesto meccanismi di auto-distruzione in grado di iniziare la procedura nel momento di entrata nelle acque territoriali statali.
8/6/2026 Lopatna (Moldavia): un drone si schianta in un campo agricolo nell’est della Moldavia. Le autorità pensano inizialmente ad un attacco russo. Dopo indagini, il drone viene identificato essere ucraino. Il ministro degli esteri della Moldavia ha dichiarato che “qualunque fosse l’origine del drone, la Russia è responsabile per qualunque velivolo che entra il territorio della Moldavia”.

Ad oggi, questi sono gli episodi di sconfinamento della guerra in Europa. Lasciando da parte la giustificabilità e la questione morale di tali episodi, e di chi sia la responsabilità, le conseguenze degli stessi non riguardano i due paesi in guerra, ma paesi terzi: il disastro ecologico derivante da milioni di metri cubi di gas naturale che si è riversato nel Mar Baltico in seguito all’esplosione delle condutture del Nord Stream (non calcolando nemmeno le conseguenze economiche da mancanze energetiche sull’industria tedesca); i disastri ecologici sfiorati negli svariati episodi riguardanti petroliere e metaniere; lo schianto di droni in paesi terzi anche lontani dal territorio dei combattenti, come nel caso dei paesi baltici e in Croazia; la mancanza di accettazione delle responsabilità per i fatti, anche davanti alle prove materiali; l’assenza di coordinamento militare al fine di informare i governi terzi degli eventi che potrebbero accadere, dando loro la possibilità di migliore gestione delle possibili conseguenze ad esso associate (per esempio evitando alla popolazione terrore e falsi allarme di attacchi stranieri a cui proteggersi in rifugi antiaereo).
La minimizzazione delle conseguenze dovute agli sconfinamenti della guerra sono perseguibili stabilendo all'Ucraina le condizioni all’interno delle quali può operare: coordinamento militare sui cieli di paesi terzi (limitazione simile a quella dell’autorizzazione del bersaglio citato all’inizio), delimitazione dell’area di conflitto, neutralizzazione dei droni non identificati come fossero un obiettivo nemico. L’interesse nazionale italiano primario è sicuramente di evitare la guerra con la Russia e di proteggere gli interessi economici e sociali all’interno del territorio e delle acque. Ciò necessita quindi un’azione moderatrice rispetto all’incitamento alla violenza e all’intensificazione del conflitto ad opera di stampa e capi internazionali. La posizione dell’Italia nel Mediterraneo attribuisce sia rischi che maggiori poteri di responsabilità nella gestione dei flussi e degli attori. Le basi aeree e marittime sono infatti spesso le basi da cui Unione Europea e NATO si propongono di amministrare tale importante area di navigazione. Da parte sua l’Italia sta già compiendo il proprio ruolo, ma sarebbe ancora più opportuno indirizzare gli sforzi per la gestione non solo delle conseguenze ma soprattutto delle regole di gioco.




