L’Accordo di associazione UE-Mercosur e le prospettive future
Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’Accordo di associazione UE– Mercosur è entrato in applicazione provvisoria il 1° maggio 2026. L’applicazione provvisoria riguarda essenzialmente il pilastro commerciale dell’accordo, ovverosia la riduzione tariffaria, l’accesso al mercato per beni e servizi, e gli appalti pubblici, mentre gli aspetti più politici e di cooperazione restano legati a un percorso di ratifica più articolato. Ciò consentirà di avviare immediatamente il processo di abbattimento progressivo dei dazi su circa il 90% dei flussi commerciali, pur lasciando aperta la dimensione politica e istituzionale dell’associazione nel lungo periodo.
Perché questo accordo è importante per l’Italia?
Negli ultimi anni l’America Latina si è affermata come una delle aree extra‑UE a più alto potenziale per l’economia italiana, con un incremento dell’interscambio e un saldo strutturalmente positivo per l’Italia. Il profilo dei mercati latinoamericani è ampio e diversificato, con economie di grandi dimensioni e mercati di nicchia in fase di espansione, e presenta una forte complementarietà industriale rispetto alle filiere italiane: da un lato la regione offre materie prime, prodotti agricoli e spazi per nuovi investimenti infrastrutturali e industriali; dall’altro importa macchinari, mezzi di trasporto, chimica e manifattura ad alto valore aggiunto, ovvero esattamente i settori forti dell’export italiano. Dal 2021 l’interscambio complessivo dell’Italia con l’America Latina è cresciuto del 33%, trainato da un aumento del 35% delle esportazioni e del 23% delle importazioni, fino a raggiungere nel 2025 un valore di 34 miliardi di euro e un surplus per l’Italia pari a 6,5 miliardi. Le vendite italiane si concentrano in particolare su Messico, Brasile, Cile e Argentina e riguardano soprattutto meccanica, mezzi di trasporto, chimica e altri comparti manifatturieri a medio‑alto contenuto tecnologico, confermando il posizionamento dell’Italia come fornitore di beni strumentali e tecnologici.
In questo contesto, il ciclo di investimenti infrastrutturali e industriali in corso in molti Paesi latinoamericani apre ulteriori spazi per le imprese italiane. A ciò si aggiunge una presenza imprenditoriale italiana già ben radicata: oltre 3.200 imprese operano stabilmente nella regione, con un fatturato complessivo superiore a 75 miliardi di euro e circa 300.000 addetti lungo catene del valore che vanno dall’energia ai trasporti, dal commercio all’ingrosso all’agroindustria. Il Forum economico “Italia, Europa e America Latina: il tempo della svolta verso una nuova centralità strategica. Prospettive di crescita e Mercosur”, organizzato dalla Farnesina e dall’IILA, Organizzazione internazionale italo-latina americana, con il supporto di ICE e ospitato a Prato alla vigilia dell’entrata in vigore provvisoria dell’accordo UE–Mercosur, si inserisce nel quadro più ampio del Piano Export e segnala chiaramente la volontà italiana di collocare l’America Latina al centro della propria strategia. L’iniziativa ha riunito rappresentanti di governo e del mondo imprenditoriale dei Paesi latinoamericani per discutere le prospettive di crescita connesse al nuovo quadro di libero scambio. Il messaggio che emerge dall’incontro è che Roma si candida a giocare un ruolo strategico tra UE e America Latina, valorizzando i legami storici, la presenza imprenditoriale consolidata e l’architettura commerciale aperta con l’accordo UE–Mercosur.

Riguardo quest’ultimo, l’accordo eliminerà progressivamente i dazi su una quota molto ampia delle esportazioni italiane verso il Mercosur, con benefici rilevanti per settori chiave come l’agroalimentare, macchinari, apparecchi elettrici, mezzi di trasporto, prodotti in acciaio e metalli, chimica e farmaceutica. Il processo sarà graduale e articolato in 15 anni circa, portando a 0 dazi che al momento arrivano fino al 35%. Si stima un risparmio annuo per le imprese europee di circa 4 miliardi di euro in dazi. Le previsioni del centro studi dell’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (Agenzia ICE, o ITA, Italian Trade Agency) indicano l’Italia tra i principali beneficiari tra gli Stati membri dell’UE, con un incremento atteso del PIL pari a circa 3 miliardi di dollari.
Da un punto di vista strategico, il governo italiano ha sottolineato come l’accordo contribuisca alla diversificazione dei mercati di sbocco e delle fonti di approvvigionamento di materie prime, rafforzando l’autonomia strategica ed economica non solo dell’UE ma anche dell’Italia. L’intesa, infatti, è stata presentata come un modo per ridurre la dipendenza da pochi grandi partner e rendere le catene del valore più resilienti.




